Fine vita: parole controcorrente

La voce di quattro malati gravi nell’audizione alla Corte Costituzionale. Chiedono di essere curati e non abbandonati, non di morire. L’unico diritto da tutelare è il diritto alla vita.

Da città Nuova 30marzo 2025

Il messaggio è stato semplice, forte e profondamente umano. Accolto, va detto, con serietà e rispetto anche da chi nella controparte ha visioni diverse. Quattro malati affetti da patologie gravi e irreversibili hanno chiesto di poter intervenire nelle audizioni della Consulta della Corte Costituzionale su una nuova vicenda di suicidio assistito (che ne estenderebbe il diritto anche nei casi non dipendenti da trattamenti artificiali di supporto vitale) presentando un’istanza chiarissima: l’unico diritto da tutelare è il diritto alla vita.

Le loro parole, riportate da molti quotidiani dei più diversi orientamenti, chiedono che l’autodeterminazione non sia la legge assoluta. Si aspettano uno Stato che dica «la tua vita per me è talmente importante che voglio proteggerla anche nei momenti di maggior debolezza».

Lo dicono con la forza delle relazioni umane e con la paura di una fragilità viziata dal dolore in cui possano essere “altri” a decidere al posto loro. L’esempio,  riportato dagli avvocati che hanno sostenuto al loro causa, è diretto ed esplicito: «È come mettere una pistola carica sul comodino di chi sta male. Loro la pistola non la vogliono. Anzi, la sola idea che gliela si lasci sul comodino – solo sul loro, perché sono malati – suona come offesa alla dignità, a dire “se ci ripensi, premi pure il grilletto, tanto la tua vita è disponibile perché vale meno di quella di tutti gli altri, che della vita non possono disporre (e infatti la pistola a loro mica gliela lasciamo…)».

Un messaggio decisamente controcorrente, ma che dà voce a un bisogno molto più diffuso di quanto non sia all’ordine del giorno dei notiziari e dei media. I malati che incontriamo nei luoghi di cura (che siano in hospice, nelle case o negli ospedali) chiedono in genere di essere curati e non abbandonati, non di morire. E quasi sempre anche coloro che si sentono così fragili e di “peso” per i propri cari da voler morire trovano in semplici gesti di cura quotidiana e nell’attivazione di servizi dedicati una risposta a quello che è sempre, prima di tutto, un grido di dolore. continua a leggere