Focolari, i cristiani siano testimoni di unità e dialogo
Dal 26 al 29 marzo al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, il Movimento di Chiara Lubich darà vita al convegno ecumenico Chiamati alla speranza, protagonisti del dialogo al quale prenderanno parte oltre 250 fedeli di 20 Chiese cristiane di 40 Paesi. Sandra Ferreira Ribeiro e Enno Dijkema: “Quello tra le Chiese è un processo, dobbiamo ascoltarci” perché “le differenze arricchiscono”
Da Vatican News – Beatrice Guarrera – Città del Vaticano
In un tempo di divisioni e sfide globali, i cristiani sono chiamati a testimoniare la speranza del Vangelo e ad essere costruttori di dialogo e unità. Con questo obiettivo si svolge il convegno ecumenico dal titolo Called to hope – Key players of dialogue, (Chiamati alla speranza, protagonisti del dialogo), in programma dal 26 al 29 marzo 2025 presso il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo. All’evento — promosso dal Centro Uno, la segreteria internazionale per l’unità dei cristiani del Movimento dei Focolari — parteciperanno in presenza più di 250 fedeli di 20 Chiese cristiane provenienti da oltre 40 Paesi di 4 continenti, tra cui Filippine, Serbia, Bulgaria, Slovacchia, Irlanda, Venezuela, Stati Uniti. Per permettere una diffusione ancora maggiore, gli incontri saranno trasmessi via streaming e tradotti in 15 lingue.
Le differenze che arricchiscono
I temi del convegno riflettono il sottotitolo dell’evento Protagonisti del dialogo perché puntano proprio «a coinvolgere le persone partecipanti che vogliono e possono essere protagonisti nel costruire il dialogo», spiega Sandra Ferreira Ribeiro, del Centro Uno dei Focolari. Dialogo: una parola che oggi «sembra quasi una cosa impossibile da tutti i punti di vista» ed è per questo che il convegno vuole, invece, far sperimentare che «le differenze ci arricchiscono». «Vogliamo mettere in luce — continua Ferreira Ribeiro — le tante iniziative che già ci sono in giro per il mondo di persone e istituzioni che credono alla possibilità del dialogo». Seguiranno poi anche momenti di riflessioni su tematiche quali l’”ecumenismo ricettivo”, ossia la possibilità che ogni chiesa impari dalle altre. «Faremo anche un pellegrinaggio in tre chiese antiche di Roma concludendo a San Paolo Fuori Le Mura. Sono chiese che testimoniano un periodo in cui noi cristiani eravamo uniti e che ci ricordano tanto quello che il Santo Padre Francesco oggi giorno chiama “l’ecumenismo del martirio”. In tanti Paesi, i cristiani muoiono non perché sono cattolici, ortodossi, luterani, ma perché sono semplicemente cristiani».
L’urgenza dell’unità continua a leggere